Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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XI Domenica del T.O. – Anno B

Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 17,22-24)
Così dice il Signore Dio: «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

«È come un granello di senape che…quando viene seminato, cresce…»
In questa parabola su granellino di senapa mi sembra che tutto cambi non appena il semino trova una piccola attenzione su di sé. Lui è a terra, impolverato, nascosto tra sassi e sporcizia, spesso calpestato da piedi frettolosi. Se rimane così per lui non c’è possibilità. Eppure lui è un seme, non gli manca nulla ma serve avere fiducia e speranza verso un occhio capace di accorgersi, ed una mano generosa che lo voglia spargere nella terra buona. E come arriva questa possibilità il seme non se la fa scappare: cresce, magari lentamente all’inizio, quasi a sfidare la fiducia riposta in lui. Ma appena spunta dalla profondità della terra si scopre in lui una vitalità inarrestabile, quella di un progetto sconosciuto che si rivela giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Un semino piccino, quasi trasparente agli occhi della vita che fugge nelle sue indifferenze, se collocato nel solco giusto della sua storia diventa un albero possente, sano e capace di restituire moltiplicato l’amore ricevuto.

Il seme in cui si è creduto con pazienza da grande diventerà riparo, nutrimento, riposo per tutti. E la storia di questo seme a cosa somiglia? Forse a tutti noi! Meno male che una mano un tempo ci ha tolto dalla polvere, e che un occhio ci ha cercato, e che una schiena si piegata, anche con dolore, per non lasciarci sulla strada calpestati. Quanti sacrifici abbiamo ricevuto per essere ciò che siamo oggi. Quanto amore di Dio ci ha ricolmati del necessario per fiorire a tempo opportuno.

Oggi è una domenica in cui Dio ci chiede di riconoscere che ciò che siamo è opera sua: è a Lui che dobbiamo essere grati. Ma come? Forse restituendo attenzione e sacrificio a i tanti semi, alle persone e a tutte quelle vite gettate nella polvere del mondo. Troppi uomini, tante famiglie sono lasciate in balia del calpestio dell’indifferenza, un po’ come Gesù Bambino che fu scartato fin dalla nascita.

E penso anche a quanti talenti ci sono nei semi gettati via: quanti uomini a cui nessuno ha creduto, avrebbero avuto dentro se stessi le soluzioni per la vita del nostro mondo. E invece li abbiamo gettati via, scartati o forse neppure accolti nella vita. Diceva un saggio autore, mentre rifletteva sulla sua vita: «Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che avrai ottenuto, ma dai semi che hai piantato» ROBERT L. STEVENSON

Accade a tutti di arrivare talora a sera con le mani vuote e con l’anima amareggiata. Forse ci si è mossi tanto, ci si è arrabattati in mille azioni, ci si è dati da fare anche in buona fede e i risultati sono stati insignificanti e persino nulli. Capita spesso di provare questa sensazione di inutilità, talvolta aggravata dal fatto che anche i minimi esiti positivi sono ignorati o sminuiti dagli altri. Ma più che mirare ai frutti che ondeggiano su un albero sontuoso, pensiamo piuttosto al seme che abbiamo deposto. Infatti l’inizio piccolo e nascosto del seme è la parte fondamentale della crescita. Tutto dev’essere curato fin da subito con pazienza e amore perché sassi, rovi e animali non rendere sterile la vita. Pensiamo alla grandezza del lavoro nascosto di tanti genitori, alla generosità nel volontariato di tanti giovani, all’impegno quotidiano di tante persone che con il loro umile «piantar semi» regalano un futuro di raccolti anche se non subito visibili. Se hai seminato con amore, alla fine un frutto ci sarà, anche se tu non lo potrai gustare.
Sarà Dio a raccoglierlo e a farlo gustare ai cuori che ne hanno più bisogno.
Tu semina, il frutto arriverà anche grazie a te. Magari lo vedrai solo in Paradiso!

Sia lodato Gesù Cristo

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