Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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(Prima Comunione)



V Domenica di Pasqua – Anno C
(Prima Comunione)

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 21,1-5)
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.  E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-35)
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Per un attimo vorrei prendere in prestito il cuore e la mente di questi bambini. Vorrei vedere, sognare, gustare, sentire l’emozione di questo loro momento da grandi. Vorrei essere una scintilla della loro anima per comprendere cosa pensano, quali sono i sentimenti, le speranze e perfino i timori. Chissà se si rendono conto della immensità di questo momento, del fatto che Dio sta facendo scendere su di loro una cascata di amore che li sta rivestendo. Un vestito interiore che a stento si legge negli abitini bianchi che indossano ma insufficienti a descrivere il candore che oggi emanano i cuori di questi piccoli cuccioli umani. Dio sta trasformando Michelangelo, Sara, Eleonora, Francesca, Mario, Sofia, Elena, Martina, Sara, Giorgia, nei suoi coraggiosi mattoncini, come le cellule staminali di un mondo guarito, dove rinascono i nuovi rapporti tra gli uomini.

Oggi scende dal cielo La Gerusalemme Celeste, nel momento in cui Gesù apre nel Vangelo il suo cuore agli amici più intimi. Gesù si confida dopo che Giuda con il suo carico di viltà e ipocrisia è uscito fuori dal Cenacolo, inghiottito dalla sua notte. Cari bambini, aiutateci a ricostruire una città terrena modello di quella Eterna. Pregate, crescete, studiate, per diventare medici, sacerdoti, professionisti, politici, sindaci, amministratori delle cose pubbliche e private, ma come uomini pieni di saggezza ispirata, capaci di liberare il nostro mondo dalle spire dei fili spinati che lo soffocano e di cui lo abbiamo riempito noi adulti, giorno dopo giorno, lasciando che le erbe infestanti sorgessero dovunque sia come muri e barriere, ma forse ancora di più come terreno incolto, quello della mancanza di cura. Una vita terrena che abbiamo coltivato con i semi dell’indifferenza. La mancanza di attenzione dell’altro è ciò che non può essere presente nel Cenacolo con Gesù, laddove il Signore chiede amore reciproco nel suo nome. Voi siete i nostri figli, la speranza della novità, i piccoli uomini che già vedono cose rinnovate e belle, dimensioni profumate di generosità.

Crescete senza la sete di competizione, senza la fame che distrugge la dignità dell’altro per il proprio interesse. Abbiate, perciò desiderio di un mondo diverso, quello che noi abbiamo scartato, avendone anche avuto possibilità e tempo per costruirlo. Rimediate al danno del nostro presente che ha arrugginito il vostro futuro. Sì, cari bambini, che abbiamo tanto amato in questi due anni, continuate a vedere, e a farci vedere, con occhi puliti e diversi, ciò che noi sporchiamo con le nostre immotivate e capricciose tristezze, ciò che roviniamo con i nostri ripetuti inviti a farvi vivere solo delle cose ammuffite del mondo, perché in realtà siamo noi a non sapercene privare.

Un mondo nuovo ci attende e voi cari bambini, e noi insieme a voi, lo possiamo realizzare se metteremo in pratica il comando dell’amore. Sì, «amatevi cari bimbi con l’amore e la tenerezza» che Gesù ha mostrato a voi. La vostra comunione e la veste che indossate, ci ricordi il battesimo e ci insegni a svestire i panni grigi del compromesso e della viltà. Non può valere sempre la legge dei trenta denari! Sì, amatevi come Gesù vi ha amati, ed insegnatelo da oggi anche a noi. Vi lascio con una riflessione di un santo uomo di Dio:

«Ho un amico che irradia gioia, non perché la sua vita sia facile, ma perché egli è solito riconoscere la presenza di Dio in mezzo a ogni umana sofferenza, la propria come quella degli altri. Dovunque vada, chiunque incontri, è capace di vedere e udire qualcosa di positivo per cui essere grato. Non nega la grande sofferenza che lo circonda, né è cieco o sordo alle voci e ai sospiri di angoscia degli altri, ma il suo spirito gravita verso la luce quando si affacciano le tenebre, e verso la preghiera in mezzo alle grida di disperazione. Lui vive nella profonda consapevolezza che consente di sapere che la speranza è più vera della disperazione, la fede più della sfiducia, e l'amore più della paura. Ogni volta che l'incontro sono tentato di deviare la sua attenzione sui bambini che muoiono di fame, sulla corruzione politica, sulla la falsità della gente, cercando così di impressionarlo con l'estremo avvilimento della razza umana. Ma ogni volta che cerco di fare così, lui mi guarda con i suoi occhi buoni e compassionevoli e mi dice: «Si c’è tutto quello che tu dici, ma oggi ho visto due bambini che condividevano il loro pane con un altro, e ho udito una donna dire “grazie” e sorridere quando qualcuno ha steso su di lei una coperta. E’ questa gente, povera e semplice che mi dà nuovo coraggio per vivere la mia vita».  Ecco perché la gioia del mio amico è così contagiosa. Più sto con lui, più colgo i bagliori del sole che risplende dietro le nuvole. Mentre lui parla sempre del sole, io continuo a vedere solo le tenebre. Ma un giorno finalmente ho compreso che è il sole che mi permette di vedere oltre ogni temporale. E coloro che nonostante tutto parlano del sole mentre camminano sotto il cielo nuvoloso sono i veri messaggeri di speranza, i santi del nostro tempo, gli unici capaci di consolare nel profondo».  (Padre Henry J.M. Nouwen).

Sia lodato Gesù Cristo

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