Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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VII Domenica del T.O. – Anno C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,27-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

«Che cosa mai mi spinse a voler conoscere in profondità i nemici, visto che poi dovetti tenermi il risultato impressionante solo per me? Infatti essi sono come noi!». [CHRISTA WOLF, scrittrice tedesca nata nel 1929]

«Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà,
dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani
e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».

Ho pensato, nel leggere l’invito di Gesù ad amare il «nostro nemico», chi fosse questa persona. Si, certo, si pensa subito ad alcuni volti, quelli delle persone a noi ostili, verso cui neppure io provo simpatia e stima. Però guardandoli meglio non ho trovato in loro il vero nemico! Pensando anche alla persona più negativa della mia vita, ho visto che poi alla fine il mio risentimento confluito in una sete di giustizia inquinata dalla vendetta, non aveva un volto preciso su cui scaricare il mio rancore, le colpe, le responsabilità.

Se in realtà il nemico della mia vita non veniva da fuori e non prendeva le fattezze di un fratello, questo non significa che non esistono problemi tra me e gli altri, anzi. Però il vero nemico risiede altrove. E’ un po’ il messaggio della riflessione di una scrittrice della DDR, l’antica Germania Est degli anni Ottanta.

Lei in sostanza afferma che spesso, anche se non sempre, il nostro nemico è costruito da noi a tavolino e riceve non di rado un sovraccarico di tutti quei caratteri che odiamo in noi stessi.  C’è dunque un fratello che ha le sue colpe verso di me e che mi crea ingiustizia e dolore: e questo è innegabile. Tuttavia una volta trovata in una persona un motivo di ostilità, io inizio a rivestirla di caratteristiche non sue, ma troppo mie.

Immagino quel tale come un mostro, ne estremizzo ogni negatività, quasi lo privo di ogni umanità, nel senso che ne estirpo la possibilità di essere fragile e peccatore come me. Lui diventa poco a poco una sorta di «piccolo male assoluto» un concentrato di ogni nefandezza. Eppure guardandolo negli occhi, se riesco un po’ serenamente a parlargli nel mio cuore con sincerità, posso vedere che egli è come me.

Il nemico è una persona, che magari a me non piacerà mai, ma lo è con tutte le capacità e le debolezze della comune natura umana, nel quale si dipanano bene e male, amore e odio, felicità e tristezza. Dimenticarlo vuol dire creare sempre negli altri qualcosa che non esiste. Dio ci chiede allora di guardare attraverso lo sguardo verso Dio, che è misericordioso con tutti. Non per far finta di nulla, ma per trovare quella serenità di giudizio che non appesantisce il fratello di elementi negativi che non possiede.

Forse il primo nemico si nasconde davvero in quella lettura distorta degli altri che deve trovare più equilibrio. Spesso l’ostilità e l’avversione verso qualcuno nascono dal nostro orgoglio ferito, dal nostro animo smascherato nelle sue debolezze. Ti attacco con uno spiegamento di ingiurie e calunnie esagerato perché io mi sento messo a nudo. La nostra inimicizia allora nasce da sentimenti nascosti nel nostro cuore, come invidia, gelosia, orgoglio…che la presenza degli altri porta in superficie come aggressione e vendetta.

Diceva Giovanni Papini, un noto scrittore fiorentino: «Se è vero che in ogni amico v’è un nemico che sonnecchia, non potrebbe darsi che in ogni nemico vi sia un amico che aspetta l’ora sua?». Chissà se avessimo la pazienza di giudicare gli altri prima di opprimerli del peso di tutto il male del mondo. Magari potremmo anche scoprire nel volto di chi odiamo, una presenza positiva per noi, un potenziale amico per il quale, se non lo seppellisco di sdegno, è giunta l’ora di manifestare quanto sia prezioso per me. Il rancore è spesso solo del fango dentro cui è nascosta una perla preziosa che va solo trovata dentro la melma delle nostre ingiustificate vendette.

Sia lodato Gesù Cristo

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