Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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Pentecoste 2020

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Una folla di persone è stupita e turbata. Tutti percepiscono una reciproca trasparenza. I cuori sono finalmente aperti, liberati dalla paura e dalla consueta diffidenza. Nel racconto degli Atti l’altro diventa parte di te e lo capisci perché lo senti tuo. Basta uno sguardo, un sorriso, una semplice espressione del volto per capire che è accaduto qualcosa di unico. Infatti ora si è capaci di abbassare ogni difesa perché nulla è più fonte di minaccia. Lo Spirito di Dio rende vicine le persone diverse e lontane e libera gli uomini dalla prigionia di una radicale differenza che sequestra tutti in isolati fortini viventi.

Ma quel giorno è finalmente arrivato anche per noi. Io e te, seppur così diversi per sensibilità, età, abitudini e gusti, possiamo finalmente aprirci l’un l’altro senza temere di provocare altre ferite. Senza paventare imbrogli, senza dover aspettarsi il solito dolore e la medesima indifferenza io e te viviamo una nuova stagione di fiducia. Ma per nostri meriti. Oggi è un giorno unico di Grazia dove solo lo Spirito rinnova i cuori.
E Gesù ci insegna come si può ascoltare l’altro così come è, senza volerlo cambiare, convertire o sottomettere. Ascoltare è creare uno spazio libero nel cuore, è invitare il fratello a sedersi nella nostra anima senza disturbarlo cercando un contraccambio o mettendo in un angolo una nascosta catena che imprigiona mentre si offre l’ospitalità.

Gesù nel soffiare del Suo Spirito ci offre un segreto: mettendosi in mezzo a tutti, in una pacificata equidistanza ci regala l’Amore che non fa graduatorie. Dio pone come legge della relazione sincera quella posizione centrale che non si sbilancia verso interessi, preferenze o ricompense. Chi ama deve collocarsi a distanza di sicurezza, per non avere la tentazione di toccare, accaparrare e sfigurare. Si è distanti il giusto quando si mostra, come Gesù, mani e fianco. Infatti amare vuol dire svelare le proprie ferite senza temere. Non mettere in piazza i segreti, ma piuttosto evitare di nascondersi: raccontare che si accetta di essere deboli, fragili, incompiuti. Mostrare il fianco e le mani disarmate comunica che non siamo una minaccia, semmai una possibile risorsa al nostro prossimo. Se egli vorrà, potrà servirsi di noi nella logica del dono e dell’amore. Questo ha fatto Gesù mostrando le piaghe del suo fianco e le mani trafitte non dai chiodi ma dalla compassione che ha permesso ai chiodi di ferire. Vi lascio con uno spunto di un monaco belga, Guglielmo di Saint-Thierry:

«Sii sollecito nell'unirti allo Spirito Santo. Egli viene appena è supplicato e lo si può invocare solo perché è già presente. Quando lo si interpella, Egli viene nell'abbondanza delle benedizioni di Dio. È lui il fiume impetuoso che dà gioia alla città di Dio e se ti trova umile e tranquillo, seppur tremante davanti alla parola di Dio, si riposerà su di te e ti rivelerà ciò che il Padre nasconde ai sapienti di questo mondo. Cominceranno a risplendere per te quelle cose che la Sapienza poté rivelare in terra ai discepoli, ma che essi non poterono sostenere fino alla venuta dello Spirito, quando avrebbe insegnato loro la Verità tutta intera. Invano si attende di ricevere e d'imparare dalla bocca di un qualsiasi uomo, ciò che non si può imparare se non dalla lingua stessa della Verità, perché solo: «Dio è Spirito» (Gv 4,24). Così quelli che desiderano conoscerlo e sperimentarlo devono cercare nello Spirito Santo l'intelligenza della fede e il senso puro della Vita. Nelle tenebre della nostra presunzione ed ignoranza è solo lo Spirito quella luce illuminante, quella carità che attira, quella dolcezza più benefica che ci dona a tutti pace e gioia».  

Sia lodato Gesù Cristo

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