Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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XXVIII Domenica del T.O. – Anno B

Dal libro della Sapienza (Sap 7,7-11)
Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

«Ho spesso pensato all’eternità come a una vita dopo che tutti i miei compleanni fossero trascorsi. Ma chiedermi come saranno le cose dopo che sarò morto non ha senso. La vita eterna voglio raggiungerla subito, perché essa è con Dio, e Dio è dove mi trovo, qui ed ora! Ogni giorno la nostra società ci bombarda, ci distrae con una miriade di immagini e di suoni. Le voci della terra urlano e ci gridano: «Mangiami, bevimi, comprami, affittami, guardami, parlami, stai come me!». Vogliamo davvero che il nostro cuore diventi il bidone della spazzatura del mondo e che la nostra mente venga riempita solo di cose che ci confondono, ci eccitano, ci deprimono, ci sollevano, ci respingono o ci attraggono, anche se non sono un bene per noi? Vogliamo che altri decidano da fuori come essere dentro? Certo che no, ma ci vuole una vera disciplina interiore per lasciare che Dio sia il Signore della nostra eternità che inizia ora».  [Henry Nouwen, Vivere nello Spirito]

Bellissimo questo pezzo di Henry Nouwen, che descrive in termini attuali ciò che è raccontato, nei suoi eterni principi eterni, dal Libro della Sapienza e da Gesù nel suo Vangelo. Il mondo ci propone «scettri, troni, oro argento, salute e bellezza». Le voci della terra ci richiamano a questo e ci danno queste cose ma ad un prezzo altissimo. Vivere solo per le cose del mondo ti lascia «senza nome», spogliato di umanità come quel giovane che ingolfato di mondo fugge da Gesù. Non è stato capace di farsi amare dallo sguardo di Dio che lo richiamava ad un salto di qualità. Le cose del mondo cercate per se stesse, senza collocarle nel cielo, ti chiudono il cuore giorno per giorno. Soffocato da loro diventi indifferente, arrogante, cinico ed insensibile.

E nel tuo cuore perdi anche la fede, che amareggiata ti lascia dominare dalla presunzione di sentirti arrivato, giusto e con la coscienza a posto. Arrivi anche a percepirti così magnanimo e generoso che ti senti più praticante di Dio stesso. La ricchezza non è questione di denaro, ma di percezione di sè. Il ricco è soprattutto colui che si annuncia autosufficiente, che si considera slegato da una fonte superiore da cui sarà giudicato e perciò legittimato a vivere arbitrariamente in qualunque cosa gli passi nel cuore e nella mente. Quanto siamo fragili tutti: ci basta stare un pochino meglio in salute, sentirci più attraenti e simpatici, vedere che le cose ci girano più di ieri, che subito ci sediamo sul trono di Dio a giudicare il mondo ma senza umanità.

Oggi la Parola ci chiede chi vogliamo essere e lo fa con quel gesto tenero di Gesù che fissa nel cuore il volto di «un tale» che si inginocchia davanti a lui, forse ancora con più finzione che conversione. Avesse accolto quello sguardo meraviglioso e quella energia di misericordia degli occhi di Gesù! Ma probabilmente tutti noi siamo incapaci di quella docile umiltà che riconosce l’amore. Tutti ce ne andiamo via da chiunque disturba la nostra complicità con le cose di questo mondo. Tutti in fuga da Gesù che speso ci vede allontanarci nella tristezza.

Chiediamo a Gesù di liberarci dalle false devozioni, dalle genuflessioni senza il cuore, dalle preghiere ostentate, dall’indifferenza verso l’eternità, da quella fede mai diventata nostra, perchè sopportata più per non andare all’inferno che per farsi condurre verso Dio, che è Padre. Le nostre giornate di fronte all’amore che ci fissa e chiama, non si spengano di tristezza nei vuoti e prepotenti richiami del mondo. Torniamo a casa, dal Signore che ci ama nel cuore, attirati dall’unica ricchezza che conta per ciascuno di noi: «Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò». Questo amore sarà il nostro nome in eterno.

Sia lodato Gesù Cristo.

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