Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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XIX Domenica del T.O.- Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

«O uomo, chiunque tu sia e da qualunque luogo tu venga: io sono Ciro, signore di molti re e di molti regni. Non invidiare il mio potere terreno poiché polvere ero e polvere sono tornato».

Su un altopiano dell’Iran c’è l’austero e imponente monumento funebre dell’imperatore persiano Ciro (VI sec. a.C.), il liberatore degli Ebrei dall’esilio di Babilonia. All’interno di quella sala funeraria sono incise le parole che sopra abbiamo tradotto. Potere, fama, gloria, successo sono sfioriti e divenuti cenere nel silenzio di quell’altopiano circondato da monti aspri e solitari. E tra un secolo che cosa sarà mai del ricordo di noi, o dei potenti osannati e celebrati dalla stampa, dalla TV, da Internet, dai Social?
Chi si ricorderà di ciò che fummo e di cosa abbiamo compiuto?

Non so se San Pietro avesse in mente la vanità del mondo mentre affondava, pieno di paura, davanti a Gesù. Però mi colpisce come il Primo Apostolo volesse avere il primato anche nella fede. Gesù, qualche ora prima di questo drammatico momento, aveva mandato i suoi discepoli su una barca a remare nella notte contro il vento contrario. Mi ricorda un po’ quello che fanno i genitori con i loro figli quando, giunto il momento di farli crescere, iniziano ad insegnargli a camminare, sapendo che certamente cadranno molte volte. Il bambino si sentirà perduto mentre il genitore lo lascia sul posto staccando le sue sicure mani da quelle incerte di un figlio stupito e tremante. Sappiamo poi come è andata per tutti noi, visto che siamo diventati adulti grazie a preziose e sofferte distanze che nella vita ci hanno permesso di sviluppare fiducia ed autostima.

Questo è accaduto ai discepoli che il Signore costringe a crescere in una notte fredda, solitaria, piena di vento e sommersa dalle acque. I discepoli devono remare, combattere, sentirsi soli e convivere con il senso di abbandono. Per crescere nella fiducia verso Gesù si deve affrontare la notte e il silenzio dove sembra che l’amico ti ha abbandonato, dove smarrito e senza soccorso pensi che chi ti ama ti abbia dimenticato. Ma Gesù arriverà, anche se non sai quando e come. Verrà all’alba, mentre tu hai perso la fede perché ti aspettavi che corresse subito da te alla prima lacrima, al primo disagio, alla prima fatica.

Povera fede perduta a cui era chiesto di navigare con l’unico bagaglio che serve nel viaggio in questa terra: la certezza che l’Amico arriverà, che noi ti sei sbagliato a credere in Lui anche se tu dovessi oggi morire. Perché non morirai se ti sei affidato a lui perdendo questa vita. Infatti è sempre stato con te, ma bisogna imparare che può giungere il momento di consegnarsi docilmente nelle sue mani. E’ questa la fede che si deve sviluppare in noi, quella che sa attendere la riconsegna di se stessi, guardando dentro la notte terrena quella Luce in Gesù su cui stendere la mano.

E mentre agli altri discepoli vedevano un fantasma e si sono placati quando il Signore è salito sulla barca dicendo «sono io, non temete», Pietro voleva di più. Non gli bastava essere salvato da un «fantasma» a cui non fare domande, verso cui non rischiare qualcosa per capirne la vera e profonda identità. No: «Signore se sei davvero tu» fammi scoprire fino a che punto mi salvi dal mio limite. «Se sei tu Gesù» fammi scendere ancora più nel profondo del mio terrore che non ho il coraggio di guardare. Stendi la tua mano e sollevami dalla mia impreparazione a vivere. Fammi sentire la tua voce e guardare i tuoi occhi mentre affondo perchè non mi lascerai annegare in una eternità lontano da Te.

Questo è ciò che Pietro ha voluto scoprire più degli altri. Questo è ciò che ciascuno di noi, come Pietro, può cercare insieme al suo Dio per capire che tutto qui in terra è cenere al confronto di un solo sguardo scambiato intensamente con il Signore. Pietro insomma non era come Ciro, e non gli bastavano le cose di quaggiù, anche se Ciro è stato davvero, seppur per poco tempo, un grande uomo al servizio della Provvidenza di Dio.

Sia lodato Gesù Cristo




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