Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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III Domenica di Pasqua – Anno B

Dagli Atti degli Apostoli (At 3,13-15.17-19)
In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Il Signore oggi si trova in cammino nei pressi di Emmaus accanto ai suoi discepoli che stanno vivendo il tempo, sempre necessario, della “interiorizzazione” dei fatti accaduti. Ciò che è avvenuto nel dolore ha spazzato via tanti ricordi, cancellato speranze, lasciato brandelli qua e là di un rapporto concluso male, che sembra quasi incompiuto e che ha bisogno di ritrovare quei tasselli di amicizia, di bellezza condivisa che la sofferenza ha seppellito. L’amore di Gesù e con Gesù non è finito, ma loro non lo sanno ancora.

Il Signore si affianca ai discepoli proprio per questa paziente opera di ricostruzione del rapporto ferito che deve essere ricollocarlo ad un livello più alto. Il lutto, come avviene per i nostri distacchi dolorosi, ha bisogno di ritrovarsi in quell’intrecciarsi con Dio, mano nella mano, su un gradino più alto. Questo gradino, che fa tutta la differenza del mondo, si chiama Pasqua, ed è la Risurrezione. Gesù non mangia con i discepoli e non li invita a toccarlo per riportarli al prima, come se il superamento della sua morte non fosse mai accaduto. Gesù li richiama ad una esperienza consueta di amicizia, come la condivisione di un pasto, per collocarli più avanti su un terreno più solido, quello della fede.

I discepoli infatti non sono ancora pronti per l’ascolto fiducioso di Gesù Risorto. Gridano, soffrono, sono pieni di timore, hanno una gioia troppo confusa che sale e scende e che gli propone davanti ai loro occhi solo fantasmi del passato senza scorgere i lineamenti del futuro. Gesù piano piano, come fa con ciascuno nei giorni successivi al nostro dolore, ci parla, ci rievangelizza, risana le ferite che impediscono di ascoltare e guardare oltre. Nessuno di noi potrò mai annunciare la vita eterna, la presenza di un Dio Buono, se si rimane immersi nell’urlo del terrore, dello sdegno, della solitudine, e della rabbia.

«Pace a voi» non è una formula che Gesù utilizza per buona educazione. E’ il soffio che spinge il suo essere a comunicarsi a noi. Ogni volta che preghiamo, che ci facciamo un segno di croce, che alziamo lo sguardo verso il cielo o che ci inginocchiamo su una panca davanti al Tabernacolo, ebbene il soffio della «pace a voi» ci si mette affianco e stende le sue mani. E’ un po’ come il «Padre Nostro», in quel «perdonali perché non sanno quello che fanno» che Gesù si rende prossimo tutte le volte che lo cerchiamo con amore sincero.

Gesù ci ama come le persone smarrite di ogni tempo, luogo, cultura ed età. Sono moltissimi i cuori che vedono ancora fantasmi e che sono imprigionati nelle lacrime versate senza un perché. Sono tante le urla che non riescono ad uscire dalla notte del sepolcro. E Gesù è risorto anche per loro, ma siamo noi a dover portare il soffio della pace, quella carezza della fede capace di calmare i cuori, rasserenare le anime, permettere insomma a tanta gente smarrita di poter di nuovo affrontare i dolori da cui si è scappati e saperli guardare finalmente con gli occhi sereni della Pasqua.

Questo non perché la morte di una persona cara o di una storia d’amore fallita non sia più morte, ma perché guardare tutto con gli occhi e le mani di Dio ci aiuta a collocare ogni cosa nella stanzetta al piano superiore dove Gesù mangia con noi e ci rassicura che su ogni vita, su ogni storia l’ultima parola è quella del Risorto: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Questo è ciò che Gesù ha detto a Maria di Magdala, ma è anche ciò che dice a noi. La Risurrezione è «il dove di Dio», nel quale Egli ci aspetta per la vita senza fine. E la vita è la casa del Padre che perdona ed ama tutti in eterno.

Sia lodato Gesù Cristo

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