Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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Ascensione del Signore – Anno C

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo»

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Questa celebrazione dell’Ascensione mi ha riportato alla memoria il Pellegrinaggio che abbiamo fatto insieme ad alcuni parrocchiani in Terra Santa nel 2018. Speriamo l’anno prossimo di poterci tornare. Ho focalizzato nella mia mente proprio l’edicola dell’Ascensione, una costruzione cristiana ottagonale di epoca crociata, poi diventata mussulmana che oggi ospita celebrazioni cristiane e mussulmane.

La storia nel suo scorrere passa di mano le pietre di questo mondo che oggi sono tue, domani mie, e poi di qualcun altro. Le pietre cambiano proprietario ma l’uomo dimentica che tutto è eternamente di Dio. E stato così anche per questo piccolo edificio costruito proprio per ricordare il momento del congedo di Gesù dalle dimensioni terrene. Il Signore una volta risorto aveva cambiato la sua corporeità non più assimilabile a quella propria dei mortali: passava a porte chiuse, non veniva riconosciuto, appariva, scompariva era luminoso. Insomma il Gesù dei quaranta giorni terreni dopo la sua risurrezione era un anticipo del destino che ci attende in cielo tutti. E quella edicola da cui scompare ce lo ricorda.

Noi abbiamo avuto più di venti secoli per studiare, pregare, invocare luce e sapienza su questi misteri, e abbiamo sporcato luoghi sacri con battaglie e distruzione senza coglierne il valore e il significato. Ma cosa avevano capito i discepoli, gli apostoli, i contemporanei di Gesù? Cosa pensava Pietro, Giacomo, Giovanni? Cosa anche la Madre di Dio mentre si congedavano da Gesù e lo vedevano salire in cielo avvolto da nubi sempre più fitte fino a scomparire? Non so cosa avessero nel cuore e nella mente, anche se credo provassero una umana sofferenza per questo distacco.

Oggi anche io mi sento toccare dal Signore Asceso al Cielo in tutti i miei distacchi. Anche io mi sintonizzo con lo stupore e il dolore di chi vedeva Gesù salire nelle nubi. E sento di nuovo sanguinare ferite, aprirsi cicatrici che credevo guarite. Mi rendo conto che ho bisogno di incontrare ogni anno Gesù che sale al padre Suo perché altrimenti i miei distacchi si intasano di polvere e rimangono incrostati di amarezza e rassegnazione senza lasciar filtrare la luce del mondo che verrà e che è già presente. Pensando alle persone che nel 2018 erano presenti a quel Pellegrinaggio e che ora non sono qui, mi sento di volerle di nuovo accompagnare all’edicola dell’Ascensione e consegnale con un atto di fede al Cielo, per superare insieme la rassegnazione verso le cose di quaggiù.

Oggi desidero insieme a voi affidare a Gesù che le nostre dimensioni terrene soffocate dalla tristezza. Vorrei dire al Signore di abbracciarci tutti e di custodire nel suo amore i nostri morti che ci mancano ma che non sono spariti nel nulla anche se ci rimangono solo foto e lacrime. Sono certo che Gesù ci esaudirà e ci farà sentire che Lui, insieme ai nostri cari, sarà sempre mano nella mano con noi nei sentieri terreni impolverati di incertezza ed irrigati da lacrime in cerca di fede: Gesù ci condurrà sereni al ciglio dell’ultimo salto.

C'è un altro mondo. Il suo tempo non è il nostro tempo, il suo spazio non è il nostro spazio; ma c'è. Non si può situarlo, né assegnargli una localizzazione in alcun posto del nostro universo sensibile: le sue leggi non sono le nostre leggi; ma c'è. Io l'ho visto, con lo sguardo dello spirito, slanciarsi, come una folgorazione silenziosa, una trascendenza che si dona: lo spirito vede, con abbagliante chiarezza, quel che gli occhi del corpo non vedono. Sembra quasi ci sia contraddizione permanente nel parlare di quest'altro mondo, che è qui e che è là, che può rendersi intelligibile senza parole e visibile senza figure, che sorprende totalmente senza confondere. Eppure c'è. E’ più bello di ciò che chiamiamo la bellezza, più luminoso di ciò che chiamiamo la luce, e sarebbe un grave errore farsene solo una rappresentazione fantomatica e scolorita, come se il Regno dei Cieli fosse meno concreto del nostro mondo sensibile. È verso quest'altro mondo in cui si innesta la risurrezione dei corpi che tutti noi andiamo. E’ lì che ritroveremo coloro che crediamo di aver perduto e che sono salvi. Non è in una forma eterea che entreremo, ma nel pieno cuore della vita stessa, e vi faremo l'esperienza di quella gioia inaudita che si moltiplica di tutta la felicità che l’effusione divina dispenserà attorno a sé
(A. FROSSARD, C'è un altro mondo, Torino 1976, 142s. [giornalista saggista francese + 1995]).

Sia lodato Gesù Cristo



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