Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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II Domenica di Avvento – Anno A

Dal libro del profeta Isaìa (Is 11,1-10)
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,1-12)
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Noi ci diciamo a vicenda che abbiamo bisogno di un po' di solitudine nella nostra vita. Quello a cui pensiamo in realtà è, però, un tempo e un luogo per noi stessi, in cui non siamo disturbati dagli altri. Per noi significa «privacy», una sorta di posto di rifornimento nel quale possiamo egoisticamente ricaricare le batterie: quell’«angolo del ring» dove le nostre ferite possono essere lenite e il nostro coraggio rinvigorito. In breve, consideriamo la solitudine come un luogo in cui riacquistiamo nuova energia ma solo per riprendere la nostra competizione nella vita. Ma questa non è la solitudine di san Giovanni il Battista, di sant'Antonio o di san Benedetto, di Charles de Foucauld o dei fratelli di Taizé. Per loro la solitudine non è un luogo terapeutico privato, ma soprattutto una dimensione di conversione in cui l'io vecchio muore e l'io nuovo viene rigenerato nell’ascolto in cui risorge l'uomo vecchio ferito dalla vita. (H.J.M. NOUWEN, sacerdote e teologo olandese)

Parto da questa riflessione perché mi colpisce il fatto che il Battista predica nel «deserto» e dalla città e dai luoghi vicino sono gli altri, molto numerosi, che si affollano presso di lui. Come a dire che non è necessario, anzi forse dannoso, portare il messaggio di Dio alle soglie della casa, porgerlo quasi sullo zerbino impolverato, sui gradini delle nostre capricciose abitudini che spesso nascondono pretese cariche di indifferenza

Il messaggio del Signore è una Parola di valore che non va sprecata e banalizzata. Non la posso mettere a contorno di una grigliata, di un film, di un’aggregazione qualsiasi. La Parola deve essere lassù in alto e chi corre verso di Lei sa dove e perchè si muove. Oppure sa è consapevoli anche di non volerla ascoltare. Non si possono mischiare i piani e fare confusione. Per ascoltare Gesù è necessario incontrarsi nel deserto, suscitare nella propria pesantezza un movimento faticoso di ricerca. A volte ci vogliono anni di attesa perchè si sblocchi l’indifferenza alla Parola. Eppure di Dio sa attenderci tutti nei tempi e nei modi di creature fragili alle quali si rivolge. Il Signore sa di cosa siamo fatti, e anche che abbiamo bisogno di sentire il valore di ciò per cui viviamo spesso combattendo. Anche la Parola deve essere percepita come Unica. Il Signore che parla non è un condimento di un panino, o una cianfrusaglia da mischiare alla vita. L’ascolto ha sete di desiderio personale anche se a volte si ricorre da Dio per necessità o sfiniti dalla superficialità. Quando sono esaurite le promesse e i fuochi di artificio del tuo modo di vivere allora trovi la forza di avviarti nel tuo deserto dove il Signore parla solo a te: alla tua vita, alle tue gioie, alle tue logiche, ai tuoi drammi. Se perseveri presto incontri Dio che ti offre tutta la sua attenzione.

E se in questi giorni hai il coraggio di andare a braccetto con la tua solitudine, scopri che dentro di te, in quel posto forse più sofferente ed inospitale dove il lupo corre dietro all’agnello, esiste un paradiso antico, profondo, mai raggiunto che puoi scoprire ed attendere che si compia con fiducia. Se ascolti Gesù, giorno per giorno, vedrai che ciò che nel tuo cuore è turbolento, presto si pacifica: «il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme; i piccoli della mucca e dell’orsa si sdraieranno insieme; il leone si ciberà di paglia, come il bue». Tutto questo dentro di te esiste già ma ha bisogno di incontrare il Signore affinchè ogni cosa si plachi senza più fughe interiori. Accogli la solitudine del tuo Avvento, cerca nel deserto anche il tuo paradiso, perché il Bambino Divino ti esorta ad entrare in quel Natale di pace che vuole far rifiorire anche il tuo cuore ferito e stanco che cerca la luce di Dio.

Sia lodato Gesù Cristo

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