Commento Liturgia - Santa Maria della Consolazione

Parrocchia Santa Maria della Consolazione
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Commento Liturgia

Catechesi

IL VANGELO DELLA DOMENICA
commento di don Fabrizio

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VI Domenica di Pasqua – Anno B

Dagli Atti degli Apostoli (At 10,25-27.34-35.44-48)
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

«Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»
L’amore di cui parla Gesù è un trasferimento di gioia che travasa felicità tra due cuori che si obbediscono, osservando i comandamenti dell’amore, non in percorsi di complicità o su scenari di paura, ma passeggiando sulle valli fiorite della custodia reciproca. Gesù ci chiede appunto di osservare i suoi comandamenti, cioè custodirli con attenzione. Osservare è davvero sinonimo di obbedire. Obbedire secondo Gesù non è, come percepiamo dalla parola italiana un piegarsi alla volontà capricciosa altrui. «Ob-audio», obbedire in latino, significa ascoltare con l’orecchio profondo dell’anona orientato verso chi parla. Perciò amare Gesù, e quindi obbedirgli, non significa fare qualcosa piegando il capo in silenzio, ma instaurare una reciproca custodia, una protezione di carità.

Obbedirgli, e perciò amarlo, vuol dire porgere il cuore nei pressi della sua bocca, vicino alle sue parole e alla sua volontà. E’ quasi darsi un «tenero bacio» tra Creatore e creatura. Questa è l’amicizia, anzi la fonte di tutte le amicizie. L’amico nasce dalla scelta di un cuore che si vuole ascoltare, di cui si desidera percepire i battiti che a volte sono pulsazioni di dolore e bisogno. E Gesù ci fa ascoltare i suoi battiti e percepisce i nostri.

L’amico non è mai un cassonetto su cui svuotarsi, su cui far confluire pesi e sovraccarichi impossibili da sostenere. Lui, lei, è una gioia condivisa anche in mezzo alla croce, è una consolazione che lampeggia anche in mezzo al buio della solitudine. Avercelo davvero un amico sincero! Aver davvero lavorato tanto in ascolto e generosità da non dover vedere le partenze dei nostri amici sfiniti e scacciati lontano dalle nostre pretese e dai possessi illegittimi. Se l’amico sente aria di «mio o tuo», presto fuggirà. Gli amici appartengono solo a Dio perché l’amore nasce nel cuore della Trinità. Vorrei concludere con un passaggio che tutti noi forse ricordiamo. E’ il dialogo tra la volpe e il Piccolo Principe. Stanno facendo amicizia, si stanno sintonizzando nel profondo e stanno creando il loro Rito di Amore. Davvero l’amicizia, se vissuta in Dio ricorda il Rito dell’Eucarestia. Del resto Gesù ha inserito i suoi amici al cuore della consacrazione: non c’è amore più fedele e grande di chi dà la sua vita per loro. Forse anche una volpe oggi può insegnarcelo:

«Chi sei?», disse il piccolo principe. «Sono una volpe». «Vieni a giocare con me». «Non posso: non sono stata addomesticata». «Ma che cosa vuol dire “addomesticare”?». «Significa “creare dei legami” … Tu per ora sei per me solo un ragazzino, del tutto simile a centomila altri. E io non ho bisogno di te, e neanche tu di me. Per te non sono che una volpe, simile ad altre centomila. Ma, se tu mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altra, e se tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo…». «Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo». Rispose la volpe: «Tu sei come tutti quegli uomini che non hanno più tempo e comperano dai mercanti cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu mi vuoi come amica, allora addomesticami!». «Che cosa bisogna fare?», disse il piccolo principe. «Per prima cosa bisogna essere molto pazienti. Dapprima ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Ma col passare dei giorni, potrai sederti sempre più vicino a me…».  «Se tu vieni, per esempio, alle quattro del pomeriggio, già dalle tre comincerò a essere felice. E più si avvicinerà l’ora, più mi sentirò felice. Alle quattro – se tu non arrivi – già mi agiterò e m’inquieterei, e scoprirei il prezzo della felicità! E se tu vieni non si sa quando, non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Tra noi ci vogliono dei riti». «E cos’è un rito?», disse il piccolo principe. Spiegò la volpe. «Il Rito è ciò che rende un giorno diverso dagli altri, un’ora dalle altre, una persona speciale ed unica. Il Rito d’amore è perciò felicità e gioia».   
Sia lodato Gesù Cristo

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